mercoledì 7 ottobre 2009

L'ovvio della democrazia tra senso comune e scienza


Ho avuto l'opportunità di imbattermi in un lavoro di riflessione e di elaborazione concettuale sul senso della democrazia e sulla sua definizione.

Non è un saggio fatto dal solito esperto politologo o studioso di filosofia e politica, si tratta invece di una tesina per l'esame di stato a conclusione di un percorso scolastico che, vista la rilevanza dell'argomento, è stato sicuramente stimolante e ricco di spunti.

Non è molto comune leggere di argomenti così "ovviamente" scontati e a noi così vicini, con spunti logici e puntualmente anche impertinenti, da farti riflettere ad ogni paragrafo tanto è ricco di collegamenti filosofici e storici.

Valentina F. ha svolto il suo lavoro di ricerca e di riflessione sulla democrazia partendo dall'etimologia della parola stessa che significa "governo del popolo" dal greco 'demos' - popolo - e 'kratos' - forza- introducendo da subito la questione inerente a cosa si debba intendere con 'popolo', e sulla "provocatoria" genericità del termine Democrazia tanto quanto ancor di piu generico è il termine 'popolo'.

Questo assunto le servirà per svolgere un lavoro di analisi di quasi tutti i tipi di Democrazie, passando per i sistemi di partecipazione, per arrivare ad una riflessione sulla politica della cultura occidentale.

Un lavoro estremamente interessante.

per chi volesse leggerlo per intero è disponibile il testo completo in pdf
cliccate sul titolo

"L'OVVIO DELLA DEMOCRAZIA TRA SENSO COMUNE E SCIENZA"
tesina per l'esame di Stato A.S. 2008/2009 di Valentina F. classe III Liceo Classico Statale - Mestre - Ve

lunedì 27 luglio 2009

L'ARCHITETTURA SOSTENIBILE DI GERNOT MINKE - La terra come materiale da costruzione -


Tesi di Simone Franzin

L'ARCHITETTURA SOSTENIBILE DI GERNOT MINKE - La terra come materiale da costruzione -

Il 24 Luglio presso la Facoltà di Ingegneria di Padova è stata presentata un'interessante Tesi di laurea che tratta in particolare della tecnica di costruzione con la terra cruda.

L'elaborato presentato dal laureando Simone Franzin, che potete trovare in allegato, cerca di mettere in rilievo lo studio e le opere che comprendono l'arco della la vita dell'architetto Gernot MInke.

L'opera di Minke viene rappresentata nel corso della tesi come una delle più rilevanti esperienze, anche se non l'unica, sulle tecniche di costruzione che adopera come materiale la terra cruda.

In un momento storico come questo, dove molto ancora c'è da studiare e realizzare per rendere economicamente e ed ecologicamente sostenibili le nostre abitazioni, si scopre che la tecnica più antica della terra, quella di costruire la propria abitazione con il fango, può dare risposte, alle richieste di risparmio, consumo delle energie etc.


Tesi Completa in PDF (cliccare qui e attendere apertura file pdf)

domenica 14 giugno 2009

DEMOLIZIONE EX SCUOLA PASCOLI A SPINEA - Se non possiamo salvare gli alberi, salviamo almeno i nidi


Uno dei candidati sindaci di Spinea, quello che rappresenta la continuità con la politica di 10 annni di cementificazione, durante la campagna elettorale ha tenuto tanto a presenziare alla cerimonia di abbattimento della ex scuola elementare Giovanni Pascoli, difronte alla chiesa di Santa Bertilla.
Chi non è di Spinea non può sapere che nel piano di desertificazione cementizia progettata negli ultimi 20 anni da varie giunte, quelle di centro sinistra prima, quelle di centro destra ora, c'è la realizzazione di una piazza proprio dove una volta esisteva una


scuola elementare con
l'abbattimento dell'annesso meraviglioso parco formato da una quindicina di alberi di alto fusto.
Al posto della scuola abbattuta sarà edificato un centro commerciale polifunzionale.
Quando la scure implacabile dell'impresa appaltatrice abbatterà le oltre quindici piante che fanno parte della piccola oasi che si è costituita negli anni nel giardino della scuola abbandonata è probabile che non ci sarà nessuna cerimonia, perchè ci sarebbe da vergognarsi.
Quando la giunta di centro destra guidata dal sindaco Tessari ha nel 2004 approvato la demolizione e il Piano Particolareggiato, ex Piano Norma 18, l'opposizione aveva temporaneamente bloccato la realizzazione del centro commerciale con interrogazioni e richieste di intervento della Sovrintendenza alla tutela dei monumenti storici, definendo la scuola un edificio da tutelare, suggerendo di salvarla e recuperarla.
La battaglia poltica e immobiliare alla fine l'ha vinta il centro destra e agli alberi, purtroppo, nessuno ha più pensato.
La progettazione fatta da architetti col pollice grigio e committenti altrettanto insensibii, non hanno disegnato il nuovo edificio con l'intento di preservare i numerosi alberi di Olmi, di Tigli e di Aceri del parco dell'ex scuola dal cemento dei loro nuovi edifici.
Ancor meno hanno pensato alle numerose specie di volatili che da anni nidificano in quegli alberi.
Ora la speranza di salvare gli alberi è legata solo ad un buon senso, che tutti sappiamo non governa nella logica del portafoglio e degli interessi immobiliaristi.
L'unica strada da percorrere è quella di tentare di salvare dall'abbattimento i nidi e i piccoli degli uccelli che nidificano in quegli alberi.
Per analogia con le specie presenti nel vicino parco della villa adiacente al Rio Cimetto e all'anagrafe dei volatili della zona, si può presumere che vi abbiano trovato dimora le specie che sono presenti in tutta l'area che comprende le ex cave e l'oasi dei vari parchi delle numerose ville venete presenti lungo via Roma oltre che quella del Parco Nuove Gemme.
Infatti si può ipotizzare che nel parco retrostante la ex scuola si è creato un biotopo naturale, essendoci presenza di piante tipiche delle siepi campestri, quali il Tiglio, l'Olmo e l'Acero, che ha favorito la nidificazione di alcune specie come per altre zone, con la presenza dell'allodola, del Gheppio e della Poiana, oltre che del Picchio rosso maggiore e del Cuculo.
Ora non è possibile stimare se vi sono ancora nidi con i piccoli o uova da schiudere, certo che una verifica è d'obbligo prima che siano abbattuti.
Occhio che questi non hanno sensibilità ambientale! bisogna fare qualcosa!

giovedì 4 giugno 2009

ACQUA PUBBLICA FINO AL 2018




Ezio Da Villa - VERDI
Assessore Politiche Ambientali : Rifiuti, Acqua, Aria, Energia, Controlli e sanzioni ;Pianificazione Ambientale, Parchi e Boschi; Ciclabilità (in accordo con l'Assessore alla Viabilità), Servizio Geologico, Tutela del territorio

"Solo un´attenta gestione pubblica può assicurare al territorio e ai cittadini, la tutela delle risorse idriche, l´equità delle tariffe e la trasparenza ed efficienza del servizio». «In molti comuni di altre province italiane - aggiunge - dove gli acquedotti, le fognature e la depurazione sono stati affidati ai privati, abbiamo riscontrato un aumento delle tariffe e un ingiustificato distacco tra cittadino e azienda di erogazione del servizio".








Tratto da La Nuova venezia

GIOVEDÌ, 04 GIUGNO 2009 Cronaca

Con un euro di acqua Veritas fai mille bottiglie di minerale

L´acqua di Veritas costa un euro a metro cubo, pari a mille bottiglie di minerale che costerebbero non meno di 400 euro. Un «privilegio» per 650 mila cittadini veneziani che, oltre a pagare una delle più basse tariffe praticate in Italia, beve dal rubinetto di casa acqua delle stesse sorgenti utilizzate da una nota marca di acqua minerale. Tutto ciò - osserva Ezio Da Villa almeno «fino al 2018, grazie alla gestione pubblica». «Tariffe contenute e alta qualità - sottolinea l´assessore provinciale all´Ambiente, Ezio Da Villa che è anche presidente dell´Aato Laguna, l´ente di bacino che gestisce il ciclo dell´acqua - non sarebbe possibile garantirli se non avessimo deciso pochi giorni fa di mantenere la gestione pubblica dell´acqua attraverso un´azienda come Veritas, società controllata dalle amministrazioni comunali e nella quale suono confluite Vesta, Asm, Asp e Spim». La scorsa settimana, infatti, con l´unanimità di consensi di 20 comuni della provincia di Venezia e i 5 di Treviso (dove sono dislocate le risorgive da cui preleva l´acqua) è stata approvata la decisione di mantenere «in house», cioè sotto il totale controllo pubblico - almeno fino al 2018, dopo di che si potrà rinnovare - del «servizio idrico integrato» che comprende oltre alla gestione dell´acquedotto che serve un bacino di 650 mila abitanti, anche la rete fognaria e gli impianti di depurazione che trattano «acque bianche e nere» prima di riversare le acque reflue nella laguna di Venezia. «Quella che abbiamo preso pochi giorni fa, tutti insieme e senza alcun distinguo, è una decisione storica e importantissima - sottolinea l´assessore provinciale all´Ambiente, Ezio Da Villa -. Solo un´attenta gestione pubblica può assicurare al territorio e ai cittadini, la tutela delle risorse idriche, l´equità delle tariffe e la trasparenza ed efficienza del servizio». «In molti comuni di altre province italiane - aggiunge - dove gli acquedotti, le fognature e la depurazione sono stati affidati ai privati, abbiamo riscontrato un aumento delle tariffe e un ingiustificato distacco tra cittadino e azienda di erogazione del servizio». Tariffe contenute e qualità dei servizi, infatti, sono i due cardini che hanno fatto decidere i 25 comuni governati tanto dal centrosinistra che dal centrodestra che fanno parte dell´Aato della Laguna, l´affidamento in «house», piuttosto che la privatizzazione - per farne un «business» ceduto a società private con una gara d´appalto - come hanno, invece, fatto molti comuni in Italia (sopratutto in Umbra, Toscana e Lazio) e in città Europee, come Parigi, per poi pentirsene. L´acqua potabile erogata da Veritas, meglio conosciuta anche come «l´acqua del sindaco» per la nota campagna di promozione, è di «ottima» qualità - come certificano i costanti controlli nazionali - ed è distribuita da una rete di tubazione di oltre 3.600 chilometri. Dai rubinetti del bacino servito da Veritas esce soprattutto acqua di falda, attinta da una sessantina di pozzi a una profondità cha varia da 60 e ultimamente, a causa dei prelievi eccessivi degli ultimi anni anche da parte dei privati, a 300 metri. In rete viene immessa anche una percentuale di acqua di superficie, potabilizzata nell´impianto di Cavanella (Chioggia), che tratta l´acqua dell´Adige, e di Cà Solaro (Mestre) che preleva l´acqua dal Sile, il principale fiume italiano di risorgiva. «Negli impianti di Veritas - spiega ancora Da Villa - è in funzione un sistema di filtri a carbone attivi in grado di migliorare il gusto e le caratteristiche dell´acqua potabilizzata, fino a renderla del tutto simile a quella di falda». Ogni anno Veritas effettua circa 10.000 esami di laboratorio e analizza oltre 200.000 parametri. I 25 comuni dell´Aato della Laguna sono - per nella provincia di Venezia -, Campagna Lupia, Campolongo, Camponogara, Cavallino-Treporti, Chioggia, Dolo, Fiesso, Fossò, Martellago, Mira, Mirano, Mogliano, Morgano, Noale, Pianiga, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea, Stra, Venezia, Vigonovo. A questi comuni si aggiungono quelli di Preganziol, Quinto Zero Branco (Treviso) e Trebaseleghe (Padova) dove sono localizzate le sorgenti.

venerdì 27 marzo 2009

Di Vittorio raccontato dalla figlia Baldina


Domenica 15 e lunedì 16 la Rai ha trasmesso una fiction e per una volta sono stato sorpreso.
Si perchè mi ero abituato a pensare che tutto sommato la tv assolve il compito di sospendere la riflessione e anestetizzare il cervello. In parte rimango della stessa opinione, per quanto la fiction su Di Vittorio, Pane e libertà, andata in onda il 15 e il 16 marzo scorsi sulla Rai ha generato in chi l'ha vista( più di 6 milioni) una sorta di stupore e commozione. Infatti la storia di Giuseppe Di Vittorio pochi la conoscevano, anche se questo grande uomo è stato l'artefice e padre fondatore dell grande sindacato CGIL.
La storia della sua vita raccontata in due episodi, tutti pensano sia sta romanzata e aggiustata per essere resa più avventurosa e drammatica, ma è realmente stata così.
Ad affermarlo è Baldina Di Vittorio 88 anni e mezzo, lucida testimone della vita di suo padre e dei fatti narrati nei due episodi trasmessi dalla Rai.
E' lei infatti che racconta nell'Unità di sabato 21 marzo che suo padre oltre ad essere stato un grande sindacalista, ad avere avuto posizioni coraggiose ma dolorose, come per esempio sull'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica, sapeva essere un padre affettuoso.
Infatti il suo punto fermo era la sua famiglia, molte soddisafzioni, molte gioie ma anche dolore e conti salati da pagare con storia.
Nel suo ricordo di figlia c'è la vita di un uomo corragioso, un sindacalista e politico che ha dato un grande contributo a cambiare la società, ma che non ha mai dimenticato di essere un uomo fatto di passione, di amore.

Biografia (tratta da Wikipedia)

Gli anni giovanili

Figlio di braccianti agricoli che lavoravano la terra dei marchesi Rubino-Rossi di Cerignola. Già negli anni dell'adolescenza aveva iniziato un'intensa attività politica e sindacale; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista della città, mentre nel 1911 passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge; in seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari, dove organizzò la difesa della sede dell'associazione, sconfiggendo gli squadristi fascisti di Caradonna insieme con ex ufficiali legionari di Fiume, socialisti, comunisti, anarchici e Arditi del Popolo.

Di Vittorio sindacalista

Al centro dei problemi del lavoro c'era allora in Italia, come oggi, la questione meridionale. Nel 1912 Di Vittorio entrò nell'Unione Sindacale Italiana, arrivando in un anno nel comitato nazionale. Così come alcuni membri del sindacalismo rivoluzionario egli fu "interventista" riguardo alla prima guerra mondiale, a detta di Randolfo Pacciardi, smentito da Di Vittorio stesso in una intervista a Felice Chilanti.

Di Vittorio, a cui amici ed avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso ed una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente come comunista, dal 1924, tre anni dopo la scissione di Livorno del 1921.

L'entrata in politica e il Fascismo

Nel 1921 viene eletto deputato mentre è detenuto nelle carceri di Lucera. La elezione a deputato avviene in circostanze del tutto eccezionali. Esse ci offrono un quadro della situazione non solo personale, ma ci indicano lo scontro sociale in atto tra la fine del 1920 e la metà del 1921. Condannato dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel 1925, riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell'Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l'Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI.

Durante la guerra d'Etiopia, su indicazione del Comintern, inviò una squadra di tre persone - tre comunisti - chiamati "i tre apostoli", fra cui Ilio Barontini, molto esperto in questo genere di missioni - con l'incarico di organizzare la guerriglia locale contro l'invasione fascista.

Il Dopoguerra

Insieme ad altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e, nel 1937, diresse a Parigi un giornale antifascista. Nel 1941 fu arrestato dalla polizia del regime e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dai partigiani e, negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra le file delle Brigate Garibaldi.

Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l'anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Bruno Buozzi. Quest'ultimo, ucciso dai nazisti la sera prima della firma del patto, fu sostituito da Oreste Lizzadri. I tre erano i rappresentanti delle principali correnti del sindacalismo italiano: comunista, cattolica e socialista. L'anno seguente, nel 1946, fu eletto deputato all'Assemblea Costituente con il PCI.

L'unità sindacale così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico proclamato per l'attentato contro Palmiro Togliatti, la componente cattolica si separò e fondò un proprio sindacato, la CISL, presto imitata dai socialdemocratici che si raggrupparono nella UIL.

Nel 1956 suscitò scalpore la sua presa di posizione, difforme da quella ufficiale del PCI, contro l'intervento dell'esercito sovietico per reprimere la rivolta ungherese.

La fama ed il prestigio di Di Vittorio ebbero largo seguito tra la classe operaia ed il movimento sindacale di tutto il mondo tanto che, nel 1953, fu eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale.

Di Vittorio continuò a guidare la CGIL fino alla sua morte, avvenuta nel 1957 a Lecco, poco dopo un incontro con alcuni delegati sindacali.

il 3 novembre del 2007 Poste Italiane, a cinquant'anni dalla morte, ha emesso un francobollo dedicato a Giuseppe Di Vittorio.



Chi non fosse riuscito a vedere i due episodi può cliccare qui sotto su Rai Tv, buona visione, ne vale la pena.

Rai Tv - Pane e libertà - PRIMO EPISODIO

Rai Tv - Pane e libertà - SECONDO EPISODIO

giovedì 5 marzo 2009

DOPARIE

DOPARIE
(Consultazioni tra partiti e quella parte di cittadini che si riconoscono come loro elettori)

Cacofonica questa parola non rende subito il suo significato. Mette subito in moto il motore di ricerca nel nostro cervello, inutilmente, per quanto ci affanniamo non riusciamo a trovare nella nostra memoria "intellettuale" un termine simile.

Hanno fatto apposta, coloro che l'hanno coniato questo termine, per creare una sorta di "crash" intuitivo e riflessivo.

Si tratta di uno strumento innovativo, che permette attraverso il dialogo e una sana partecipazione alla politica, di ridare valore alla democrazia accorciando le attuali distanze tra politici e popolo.

E' una proposta pensata e realizzata da un gruppo di
impegno civile - un Tink Tank, una specie di Pensatoio - che ha come finalità principale quella di sensibilizzare sé stessi e l’opinione pubblica sui temi importanti che riguardano la società italiana (ad esempio: attività politica di governo e di opposizione).

Questo strumento ha il nome di: "doparie". Ossia: "primarie" svolte dopo le elezioni e vertenti su temi e questioni di governo. Le doparie potrebbero avere una duplice applicazione. Esse infatti, potrebbero essere sia consultive che propositive costruendo concretamente una serena democrazia partecipativa. Su Internet c'è una petizione supportata da centinaia di cittadini e intellettuali, a questo progetto. Sosteniamo questa proposta che difende i nostri diritti. Ragazzi, facciamo sentire la nostra voce!


Più in dettaglio: cosa sono?

Doparie: il nome può suonare male e sembrare strano; in realtà ha un significato duplice:

1) si collega al termine primarie: mentre le primarie si fanno prima delle elezioni per scegliere i leader, le doparie si fanno dopo le elezioni per prendere decisioni di opposizione o di governo;

2) fa venire in mente il fenomeno del doping, però, in questo caso si tratta di una doping benefico: come il movimento del corpo fa bene al cervello, creando un doping benefico negli sportivi ("positive addiction", Science, 2001), così i movimenti della società civile e la partecipazione democratica possono migliorare la qualità della democrazia rappresentativa e aiutare i partiti a governare o a fare opposizione.

Le doparie non sono state immaginate come referendum aperti alla partecipazione di tutti i cittadini italiani, bensì come consultazioni tra partiti e quella parte di cittadini che si riconoscono come loro elettori. I risultati delle doparie servono principalmente a riannodare il legame allentato e sfilacciato tra partiti e loro elettori, che è un fattore centrale della crisi delle odierne democrazie rappresentative.

Può un progetto scientifico sulle emozioni trasformarsi in un movimento di felicità popolare?

Adesioni alla proposta delle doparie

- "Ammazzateci tutti", ragazzi di Locri
- Associazione Caponnetto Lazio
- Oliviero Beha, giornalista e scrittore
- Cantiere per il bene comune di Calabria

- Cantiere per il bene comune di Umbria

- Cantiere per il bene comune di Emilia
- Tana de Zulueta, giornalista, ex vice presidente della Commissione Esteri alla Camera dei Deputati

- Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori, ex ministro
- Antonello Falomi, ex vice Capogruppo del Gruppo Rifondazione Comunista- Sinistra Europea alla Camera dei Deputati
- Filippo La Porta, saggista e critico letterario
- Mimmo Locasciulli, medico, cantautore e musicista
- Clotilde Pontecorvo, professoressa universitaria, La Sapienza Roma
- Lucia Colombo, professoressa universitaria, Università di Padova
- Gualtiero Rosella, sceneggiatore
- Clara Sereni, scrittrice
- Carlo Siliotto, compositore di musica per il cinema
- Mario Staibano, primario cardiochirurgo S. Filippo Neri di Roma, responsabile settore Sanità regione Lazio per l'Italia dei Valori

- Francesco Scardamaglia, produttore e sceneggiatore
- Elio Veltri, co-fondatore del Cantiere per il bene comune
- Alfonso Berardinelli, critico letterario

- Serafino D'Onofrio, consigliere comunale Bologna

- Cosimo De Nitto, insegnante

- Maria Letizia, attrice

- Carlo Pasini, produttore televisivo

- Margherita Hack (grazie all'interessamento di Nadia Scardeoni)

- Stefano Corradino, direttore del quotidiano on line Articolo 21

- Giancarlo Nobile

- Ugo Sansonetti

- Angelo Aiello, psicologo-psicoterapeuta

- Stefano Sabei
- Daniela Matronola, insegnante e scrittrice

- Elisa Traversa, avvocato e giudice di pace

- Dardano Sacchetti, sceneggiatore

- Serafino Murri. critico cinematografico e regista

- Dino Giarrusso, regista

- Nadia Scardeoni, critico d'arte

- Federico Pacifici, attore

- Adriano Angelini, giornalista e scrittore

- Francesco Cardellini

- Elisabetta Mattei, ricercatrice Cnr

- Fernando Bassoli, giornalista e scrittore

- Andrea Natoli

- Gabriella Belloni, regista e scrittrice

- Eleonora Regolini, Circolo dei lettori Biblioteca Basaglia di Roma

- Cristina Cellini, attrice e sceneggiatrice

- Cosimo De Nitto, insegnante

- Stefano Puglisi, ricercatore Cnr, Bari
- Giovanna Viganò, imprenditrice, Milano
- Rita Berardi, insegnante
- Stefano Ceccarelli, regista e sceneggiatore

- Roberta Santacesaria, professoressa universitaria, La Sapienza Roma

- Arturo Hermann, ricercatore Isae

- Attilio Vitali, geologo

- Nello Correale, regista

- Stefano Nolfi,ricercatore Cnr

- Sabrina Paravicini, attrice, scrittrice e filmaker

- Rosalia Grande, presidente Associazione Il divenire, Counselor clinico supervisore

- Alessandra Conversi

- Deborah

- Joe Losiggio

- Valentina Calabrese

- Andrea Di Paola

- Angelo Rega

- Anna Borghi, professore universitario

- Francesco Tuccino, sociologo

- Vittorio Marinelli, avvocato

- Stefano Murgo

- Stefano Abei

- Rosario Sena

- Marta Csabai, professoressa universitaria ungherese

- Giuseppe Pernice

- Sergio Mazza

- Giovanna Grimaldi

- Elisabetta Di Marino

- Elisabetta Del Signore

- Eugenio Alfano

- Laura Saggio

- Sergio Cevasco

- Claudio Pappalardo, regista

- Sabrina Zaninotto, psicoterapeuta

- I firmatari della petizione on line delle doparie: http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?doparie


domenica 8 febbraio 2009

TESTAMENTO BIOLOGICO


In italia, generalmente esiste un' idea molto vaga sul Testamento a fine ereditario e c'è molta confusione; su chi può farlo, su come si fa etc.
Ancora più disinformazione e reticenza c'è sul nuovo argomento del giorno: il Testamento biologico.
Il caso di Eluana Englaro oggi, e di Piergiorrgio Welby qualche tempo fa, hanno portato alla ribalta questo argomento poco noto.
Già nel 2007 Maurizio Terzilla e Umberto Veronesi hanno pubblicato un libro che si intitolava "Nessuno deve scegliere per noi" edito da Sperling & Kupfer sul testamento di vita, direttive anticipate. Infatti con questi termini si indica una dichiarazione con la quale ciascuno di noi, in piena libertà e consapevolezza, può esprimere la propria volontà circa le cure da ricevere nel caso perdesse la facoltà di decidere, a causa di una malattia o lesioni traumatiche irreversibili. Quali che siano i nostri sentimenti e le nostre convinzioni riguardo la morte e il significato del dolore, il problema resta lo stesso: di fronte alla capacità, che la medicina possiede, di allontanare il termine naturale della vita, chi fissa il limite degli interventi? La scienza, i medici, la legge? Gli autori di questo libro non hanno dubbi in proposito: nessuna autorità può decidere senza tenere conto della volontà del malato. E' giunto il momento di dare sicuri fondamenti giuridici al diritto inalienabile di scegliere come morire, come è già avvenuto in altri Paesi europei. La Fondazione Umberto Veronesi ha promosso la costituzione di un Movimento per il testamento biologico al quale aderiscono esperti in materia giuridica e medica che hanno lavorato alla presentazione di una proposta di legge.
Nei link che seguono si possono trovare gli indirizzi di alcuni siti che riportano lo schema per poterlo presentare già da adesso, con o senza deposito al Notaio.
Si perchè, come per il testamento tradizionale, basta che sia olografo (cioè scritto o firmato di proprio pugno), compilato in tre copie, una per se, una da far custodire ad una persona di fiducia, e una da inviare (focoltativo) alle varie associazioni che si stanno occupando di questo argomento.
Chi vuole approfondire di seguito vengono elencati questi link.
Fondazione Umberto Veronesi: Testamento Biologico
Testamento Biologico
Aduc - Testamento Biologico
A buon diritto - Associazione per le libertà
Libera uscita - associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia
Napolitano - Si al testamento biologico